venerdì 17 dicembre 2010

Gli ultimi giorni del Che


«Credevamo di trasformare il mondo e invece, cazzo, lo stavamo solo rappresentando.»
Juan Ignacio Siles Del Valle






Società,
divertita nel contare tra i tuoi figli
anche quelli
che hanno sotto le unghie spezzate l'intonaco dei muri coi quali li costringi,
che cedono il passo al proprio demone che vorrebbero estinto,
che chiedono al tuo sguardo la dovuta morte,
che non vorrebbero mai esserlo.
Sorpresa se li chiami eroi,
beffarda quando mandi la scienza a tatuarli borderline.

venerdì 12 febbraio 2010

Mi sono bloggato

Raffreddore? E' che come al solito l'entusiasmo per le cose non è sostenuto dalla costanza. E forse neanche da un interesse vero.
Un anno e qualche mese dall'ultimo post.

Ne ho incontrati un altro po' di africani. Tutti con storie molto simili sul deserto. Si dice che mandino a memoria i tratti salienti della storia da raccontare, sempre la stessa, per darle credibilità, confidando nel fatto che per altri ha funzionato. Ah, la tradizione orale!

Si è nuovamente indebolita anche la mia passione per la pipa. Ho preso la cintura nera e non vado più a judo. In compenso ho iniziato a studiare la tromba. E un po' di psicologia, tanto per gradire.

Modero conflitti tra adolescenti (o presunti tali) che cercano disperatamente di obbligare l'ambiente ad occuparsi di loro.

Ho letto da qualche parte che hanno filmato per la prima volta vivo il pesce remo, un serpentiforme che alcuni dicono possa raggiungere i 17 metri di lunghezza. Qualche tempo fa è uscito un filmato di un rarissimo esemplare di squalo preistorico (che poi, invece, non è tanto raro e menchemai preistorico). Sto rileggendo Moby Dick, sto leggendo la riduzione teatrale di Baricco e sto ascoltando la riduzione radiofonica che hanno mandato in onda su radio 3. Mi ritorna alla mente quell'idea, ormai decennale, di raccogliere un po' di argomentazioni per dimostrare il fatto che dio vivrebbe nelle profondità dei mari e non nell'alto dei cieli come ci hanno sempre voluto far credere.