giovedì 18 dicembre 2008

Deserto


Da piccoli, quando i giovani africani studiano la geografia, si dice loro che esiste un grande deserto, che si chiama Sahara e che è un posto piuttosto pericoloso.
Succede, poi, che nel paese dove sei nato, per qualche motivo, è bene non rimanerci un giorno di più. E' giunta l'ora di andare incontro al deserto, di attraversarlo, di scoprire se è davvero così pericoloso.
Prima regola: diffidare di tutti quelli che vantano la conoscenza di percorsi che permettono di attraversare il deserto in soli due giorni. Sono quelli che ti levano i soldi e ti lasciano in mezzo alle dune. Dicono che non è raro trovare mucchi di ossa umane, mezzi sepolti dalla sabbia.
Seconda regola: pregare. Ti permette di non impazzire, di sopportare due settimane di viaggio su una camionetta, stretto, insieme ad un'altra trentina di anime. Pochi movimenti possibili. E' importante non disturbare se non ci si vuole ritrovare scaraventati fuori. Acqua mista a petrolio, perchè il viaggio è lungo, le gole numerose, lo spazio sul mezzo poco. A nessuno deve venire la tentazione di bere. Solo bagnarsi le labbra.
Terza regola: scegliere bene l'autista ed evitare la lama del lungo coltello che porta appeso alla cintura. Un buon autista è quello che non ti consente di andare a pisciare lontano dal gruppo cosicchè gli spiriti del deserto non possano trovarti solo e portarti via con loro. Che sappia tenere il controllo del'auto per non finirne schiacciati. Che sappia raccogliere un pugno di sabbia, sappia parlarci portandoselo alle labbra e comprenderne i consigli, le indicazioni sulla direzione da prendere per evitare le mine disseminate lungo tutto il confine con la Libia.

Libia. E finisce il deserto. Finisce l'Africa. I libici si sentono europei e ti chiamano "djamah" (?) per dirti che sei diverso, africano.
Finito il deserto di sabbia inizia il deserto d'acqua, quello, non meno spietato, che ti porta all'Europa continentale. Ma non devi farti vedere. Cinque miliardi di dollari in venticinque anni, per impallinare chiunque non sia saltato su una mina e tenti di prendere illegalmente il mare: alt! Identificatevi! Fuoco!
Se la scampi, sei in Italia. Comincia un'altra (misera) vita...

venerdì 7 novembre 2008

Stanchezza


Ho finito il tabacco della pipa.
Chi è che diceva che la pipa non è una compagna gelosa?

Da aprile scorso ho interrotto gli allenamenti di judo; quest'anno (sportivo: 2008/2009, per intenderci) mi sono iscritto al corso di cintura nera, ma ad oggi ho fatto una sola lezione; al corso di recupero/approfondimento del corso di cintura nera, ma ancora non ci sono mai andato; alle normali lezioni-allenamento e oggi sono andato praticamente per la prima volta: qualsiasi muscolo delle gambe muovo, mi chiede "perchè proprio io?".
Mi scopro spesso a fantasticare su molte delle innumerevoli cose che faccio o che desidero fare, ma tra queste raramente c'è il judo. Non riesco a focalizzare il ruolo che occupa nella mia vita futura. Mi dispiace.
Con il mio approccio, ancora troppo adolescenziale, alle vicende della vita non riesco a dare il giusto peso alle cose: mi piacerebbe poter fare tutto.

martedì 4 novembre 2008

To blog or not to blog?

Mi rendo conto di procedere molto a rilento con questo blog.
Forse devo ancora acquisire il ritmo.
Sarà anche che qualche giorno fa un amico mi ha detto che il blog è già superato, che nel prossimo futuro nessuno bloggerà più.
Ci ho pensato un po'.
A parte gli estremismi del "tutti" e "nessuno", che in una conversazione a voce fanno molto colore, ma poca sensazione, mi sono chiesto se ci sono elementi che possano indurre a pensare una cosa del genere. Le ricerche sembrano confermare tutt'altre tendenze.
Resta il fatto che per il momento ho un'idea piuttosto precisa di cosa voglio fare con il mio blog: esprimermi, apprendere, comunicare, collaborare.
Ho da poco discusso una tesi di laurea sulla possibilità di utilizzare un set di strumenti Web 2.0 per farne un Learnscape, legarlo in un rapporto di reciproco scambio con un ePortfolio e valutare la praticabilità di una certificazione di competenze cosiddette informali.
Voglio approfondire.
Nella tesi ci sono molti punti da rivedere, lo sapevo e ne ho avuto conferma (nonostante come sia andata a finire).
Magari inizio con qualche post di approccio e nel frattempo cerco di capire meglio come dare al blog l'aspetto che voglio.

sabato 18 ottobre 2008

Si parte



Inizio oggi.
In un momento un po' difficile.
In un momento in cui si stanno per concludere percorsi che erano diventati sfiancanti, altri ancora sono in attesa di trovare la via giusta, definitiva, altri che se ne stanno lì dietro l'angolo ad aspettare di essere agganciati.

Dovrei forse fare un piano per seguire lo sviluppo del blog, per dargli il senso e la direzione che vorrei? Meglio seguire l'istinto, le necessità impellenti di cui via via sento di dover scrivere?

Fino a qualche minuto fa avevo un'idea, magari non chiara, di quello che volevo. Ora non più.
Vedremo.